PI: Microsoft, ritorno al futuro
by Mattia Notari on feb.06, 2010, under Microsoft
Fonte: PI: Microsoft, ritorno al futuro.
Microsoft, ritorno al futuro
Un ex dirigente parla di scarso senso per l’innovazione e decreta la morte prematura del suo vecchio datore di lavoro. Che risponde elencando i successi di oggi e chiarendo che cosa significa innovazione in quel di Redmond
Roma – Microsoft è un’azienda irreparabilmente vecchia che non sa cosa sia l’innovazione, uccide le sue stesse idee originali quando emettono i primi vagiti ed è inesorabilmente destinata a soccombere sotto il peso del suo gigantismo e per l’azione serrata della concorrenza. Questo secondo di Dick Brass, vicepresidente a Redmond nel periodo 1997-2004 e autore di un editoriale pubblicato sul New York Times che sta facendo parecchio discutere per la fotografia che fa di un’azienda che ha un passato glorioso, un ricco presente e nessun futuro davanti a sé.
“Alcune persone gioiscono degli affanni di Microsoft” scrive Brass nell’introduzione “diplomatica” al suo pezzo al vetriolo contro la lotta di fazioni intestine che da anni si combatterebbe nell’azienda. Quasi ogni prodotto di Redmond viene deriso e preso in giro da una parte del pubblico, a volte con buone ragioni e altre per partito preso, ma Microsoft continua a impiegare “migliaia degli ingegneri più intelligenti e capaci del mondo”, genera profitti immensi che negli ultimi 10 anni sono ammontati a 100 miliardi di dollari e Bill Gates, il founder, è “il filantropo più generoso della storia” e ha ispirato molti dei suoi dipendenti a seguire lo stesso esempio.
“Nessuno sano di mente dovrebbe augurarsi il fallimento di Microsoft” dice Brass. Eppure Microsoft è destinata a fallire, a essere schiacciata dalle dimensioni monolitiche del suo business, dal focus eccessivo sui suoi tradizionali cavalli di battaglia (Office e Windows) e dal fatto che col tempo si è trasformata in “una innovatrice maldestra e incapace a competere”. “Microsoft non ha mai sviluppato un vero sistema per l’innovazione” scrive Brass, e “alcuni dei miei ex-colleghi sostengono che la società ha effetivamente realizzato un sistema per frustrare l’innovazione”.
A supporto della sua tesi, l’ex-dirigente descrive le occasioni di business che la corporation si è lasciata sfuggire al tempo della sua vicepresidenza. Il gruppo sotto la sua gestione, per esempio, aveva inventato una modalità di visualizzazione del testo chiamata ClearType capace di rendere molto più leggibili i caratteri su schermo: nonostante la bontà dell’idea, ClearType dovette fare i conti con i commenti del responsabile dei prodotti Office (a cui il nuovo testo smussato dava il mal di testa) e l’ostracismo del vicepresidente dei dispositivi tascabili che offrì il suo supporto ma solo in cambio del controllo del progetto. “Come risultato – dice Brass – nonostante avesse ricevuto il pubblico apprezzamento, la promozione interna e i brevetti, è passata una decade prima che una versione pienamente operativa di ClearType approdasse finalmente in Windows”.
Altro lampante esempio della scarsa attitudine a innovare di Microsoft sarebbe il progetto di tablet su cui Brass e sottoposti stavano lavorando nel 2001, affossato dalla predilezione del responsabile di Office per mouse e tastiera e di cui non si è vista più traccia negli anni nonostante fosse oramai certa la presentazione di iPad da parte di Apple. Anche se altri fattori hanno sin qui contribuito all’insuccesso di Microsoft nell’innovazione e nella “anticipazione del futuro”, dice Brass, la competizione interna che paralizza gli spiriti animali di Redmond è diventata “distruttiva e senza controllo” e porterà certamente al collasso del gigante del software se quest’ultimo non sarà in grado di “recuperare la sua scintilla creativa”.
Parole forti che non lasciano spazio all’immaginazione, a cui Microsoft ha dedicato una risposta che prova a smentire alcune delle accuse dell’ex-dirigente, parlando dei successi del presente e capovolgendo il concetto di scarsa propensione all’innovazione denunciato da Brass offrendo una visione più ampia del problema. “Al livello più alto – scrive il vicepresidente alle comunicazioni Frank Shaw – pensiamo che l’innovazione debba essere messa in relazione alla sua capacità di avere un impatto positivo sul mondo. Per Microsoft non è sufficiente avere semplicemente una buona idea, o una grande idea, o anche un’idea formidabile. Noi misuriamo il nostro lavoro dal suo impatto generale”.
“ClearType viene ora integrato in ogni copia di Windows che produciamo” prosegue Shaw, “ed è installato su circa un miliardo di PC in tutto il mondo. Questo è un ottimo esempio di una innovazione che ha un impatto: innovazione su scala”. Certo l’adozione di ClearType sarebbe potuta avvenire più velocemente, concede Shaw, “ma per una società i cui prodotti impattano un numero enorme di persone, quello che è realmente importante è l’innovazione su larga scala, non semplicemente l’innovazione ad alta velocità”.
In relazione alle critiche sull’integrazione fra tablet e Office, Shaw rimanda le note di Brass a OneNote e al fatto che il software “è stato essenzialmente creato per i tablet ed è oggi una parte fondamentale di Office”. Microsoft ha innovato con l’hardware perché Xbox 360 è stata la prima console di nuova generazione, la prima ad alta definizione, la prima a offrire giochi, musica, video e film in digital delivery su Xbox Live, la prima a integrare i social network di Facebook e Twitter sullo schermo del televisore e sarà ancora la prima a offrire un’esperienza videoludica “controller free” con la distribuzione del Progetto Natal entro quest’anno.
“C’è sempre l’opportunità di fare di più, di muoversi più velocemente, di immettere sul mercato prodotti e servizi con modalità nuove e interessanti, e noi appoggiamo tutto questo” chiosa Shaw. ClearType, in tal senso, è una chiara dimostrazione di come le cose abbiano funzionato bene per le centinaia di milioni di utenti di prodotti Microsoft in tutto il mondo.
Quello che il dirigente di Microsoft non chiarisce, lasciando giustamente che siano le speculazioni a occuparsene, è il “come” la più grande corporazione dell’IT intenda proseguire la sua avventura aziendale in un mondo molto diverso dal 1975 (anno della sua fondazione). Stabilito, per assurdo, che Microsoft sia condannata a morire di inedia per scarsità di prodotti freschi e innovativi, le suddette speculazioni viaggiano libere tra l’istituzione di spin-off dedicate agli investimenti finanziari, la definitiva riappacificazione della vecchia mentalità del “software-in-scatola” con le esigenze di una web economy che in fondo è ancora molto giovane rispetto alla storia complessiva dell’informatica, e il passaggio di consegne tra Steve Ballmer, il CEO che ha fatto perdere valore alle azioni in borsa e Ray “Lotus Notes” Ozzie che attualmente detiene il ruolo chiave di Chief Software Architect che già fu di Bill Gates.
Alfonso Maruccia
Microsoft paga le aziende per dire che usano i suoi brevetti?
by Mattia Notari on gen.07, 2010, under Microsoft
Fonte: http://guiodic.wordpress.com/2009/07/18/microsoft-brevetti-fud/
Ieri leggevo questa notizia su OSSBlog:
Microsoft riesce a far pagare un’altra azienda
In sostanza MS è riuscita a farsi pagare da questa società per l’utilizzo di Linux su dei dispositivi di storage (dei NAS). Il tutto è legato ai famosi brevetti sull’utilizzo dei nomi lunghi nel file system FAT32. Cioè lo stesso caso di TomTom che tanto ha fatto discutere.
Ma stavolta c’è un particolare in più. L’entusiasmo con cui tale società ha pagato una cifra non resa nota.
“We are very pleased to be able to work with Microsoft on this matter,” said Hajime Nakai, director and member of the board at Buffalo
E allora il sospetto di uno dei lettori di OSSBlog è legittimo: e se invece fosse stata Microsoft a pagare?
Mettiamo in fila un po’ di fatti:
1. Microsoft sostiene che GNU/Linux viola 235 brevetti da essa posseduti. Tutto il mondo open source s’infuria e definisce “FUD” (Fear, Uncertainty and Doubt, paura, incertezza e dubbio) le affermazioni di Microsoft
2. MS e Novell firmano un accordo in cui i brevetti sono parte fondamentale: Redmond si impegna a non perseguire i clienti di Novell su questo terreno, ma così facendo Novell “ammette” che GNU/Linux in effetti viola dei brevetti
3. Lo stesso accordo viene sottoscritto da altre società, come Linspire
4. Microsoft inizia una lenta campagna per colpire singoli produttori, come appunto TomTom, convincendoli a pagare per non essere portati in tribunale: nel mondo aziendale passa quindi l’idea che sì, GNU/Linux viola dei brevetti di Microsoft, quindi non è affidabile, non è davvero “libero” come si dice
5. Microsoft concede l’uso di parte dei brevetti su .Net a Mono e alle altre implementazioni, rafforzando indirettamente l’idea che la questione brevetti sia un caso aperto
Si tratta quindi di una astuta campagna di marketing che dice: “Ok, se usate Linux sappiate che non siete al sicuro, posso chiedervi dei soldi, come e quando mi pare. Vi conviene usarlo? Vi conviene migrare?”.
In questa campagna, non è assurdo pensare che Microsoft paghi delle aziende per sottoscrivere certi accordi, come del resto ha fatto già con Novell. In questi casi però pubblicamente si sostiene che sia stata l’altra azienda a pagare, non si dice quanto. Ma il messaggio passa facilmente e regalare un po’ di spiccioli a qualcuno per fargli dire: “Sì GNU/Linux viola i brevetti” è un buon investimento.
Che ne pensate?