Debito pubblico: qualche considerazione

Dato che ultimamente non ho tempo per riportare articoli tecnici sull’informatica, ho deciso di “quotare” un interessante articolo sul debito pubblico scritto da una persona attendibile che conosco di persona. A parte i miei personali complimenti per la chiarezza dell’articolo e per il tempo speso nelle ricerche, vorrei aggiungere alcune […]

Dato che ultimamente non ho tempo per riportare articoli tecnici sull’informatica, ho deciso di “quotare” un interessante articolo sul debito pubblico scritto da una persona attendibile che conosco di persona.

A parte i miei personali complimenti per la chiarezza dell’articolo e per il tempo speso nelle ricerche, vorrei aggiungere alcune cose: è impensabile poter anche solo pensare di ipotizzare l’azzeramento del debito pubblico in un solo anno (31 mila euro… non lire) però nasce spontanea una domanda… come si esce da questa situazione? Se riusciamo ad escludere al momento le opinioni sul “come ci siamo arrivati”, la risposta è tutt’altro che semplice. Prima (e ultima) personale considerazione: smaltire un debito, richiede altro debito! …

Cito di seguito l’articolo:

http://francescogrisendi.wordpress.com/2010/12/15/qualche-conto/

Ieri chi ha perso non è stato Fini o il PD o l’IDV. Chi ha perso siamo stati noi cittadini. E non mi riferisco al risultato del parlamento, ma ai dati forniti dalla Banca d’Italia. Questo documento (pag. 9) mostra l’andamento del debito pubblico, che nel mese di ottobre si stima sia aumentato di 22.581 milioni di euro portandosi ad un totale di 1.867.398 milioni di euro.

Cifra già spaventosa di per se, ma che divisa per ogni persona residente in Italia (circa 60 milioni) farebbe circa 31.000 euro a testa. Neonati inclusi ovviamente. Il che significa che, per ripianare completamente il debito, ognuno di noi dovrebbe versare allo Stato 31.000 euro nell’arco di un anno. Questo quando il PIL pro capite annuo è stato nel 2009 di circa 25.300 euro (pag. 3 di questo documento della Banca d’Italia).

Queste sono cifre che si possono leggere praticamente ovunque, mentre quello che di solito non si legge è quanto spendiamo ogni anno per interessi sul debito pubblico (che in gergo si chiamano oneri del servizio del debito). Questa cifra è risultata nel 2009 pari a 72.758 milioni di euro, pari a circa 1.200 euro annuali a testa (pag. 79 del Rendiconto dello Stato). Secondo il Bilancio 2010 presente in rete tale cifra dovrebbe salire a 80.183 milioni di euro, pari al 5,26% del PIL.

E intanto noi ci preoccupiamo della stabilità del governo…

Vedendo l’ammontare del debito, mi sono poi chiesto: ma quando è stato fatto tutto questo debito? Ed ho trovato questo documento, tratto sempre dalla Banca d’Italia che ricostruisce il debito italiano dall’unità ad oggi.  Dalla tabella a pagina 22 si può vedere come dal 1861 (40% di debito rispetto al PIL) il debito sia schizzato subito in alto fin oltre al 100%, abbassandosi solo nel nuovo secolo. Durante la prima guerra mondiale è stato abbastanza stabile, balzando alle stelle nell’immediato dopoguerra, per poi riabbassarsi nel periodo fascista. Si vede un aumento durante la seconda guerra mondiale, per poi avere un crollo nell’immediato dopoguerra, stabilizzandosi intorno al 30% del PIL (bei tempi). Poi, da metà degli anni ’60 inizia la crescita, col Pil che arriva all’inizio degli anni ’80 a raggiungere il 60% del PIL e da qua al ’94 al 120%. Poi grazie a Maastricht e comunque ai governi tra il 1994 e il 2001 è calato per assestarsi a circa il 105%.

A voi andare a vedere chi dobbiamo ringraziare (e farsi un bell’esame di coscienza per esserli andati a votare).

http://francescogrisendi.wordpress.com/2010/12/15/qualche-conto/

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